Il Pixie
Una introduzione al mondo dell’elettronica attraverso un kit
Questa sezione del mio sito raggruppa una serie di pagine pensate per accompagnarvi, passo passo, nella costruzione di un piccolo ricetrasmettitore CW: il Pixie. E’ disponibile sotto forma di un kit economico e alla portata di tutti.
L’obiettivo di questo percorso è duplice: dimostrare concretamente che è possibile fare radio anche con strumenti semplici ed accessibili, ma anche sfruttare la costruzione di questo piccolo apparato come scusa perfetta per comprendere le basi dell’elettronica e capire davvero come funziona ciò che stiamo costruendo. Riprende un corso che ho tenuto alla sezione ARI di Potenza nel 2017.
E’ pensato per chi si avvicina al mondo della radio e dell’elettronica per la prima volta, e quindi non è necessaria alcuna conoscenza preliminare di elettronica: l’idea di questo percorso è proprio quella di acquisirla strada facendo, componente su componente.
Cos’è il Pixie
Il Pixie è un ricetrasmettitore per telegrafia (CW) estremamente semplice, capace di funzionare con solamente due transistor. È stato progettato da Dave Joseph (WA6BOY, successivamente W7AMX), che nel 1995 ne pubblicò la versione Pixie 2 sulla rivista QRPp del NorCal QRP Club, modificando un progetto precedente: il Micro-80, ideato dal radioamatore russo Oleg Borodin (RV3GM) e pubblicato nel 1992 sulla rivista SPRAT del G-QRP Club britannico.
L’idea di base, quella di usare lo stesso transistor sia come miscelatore in ricezione sia come amplificatore di potenza in trasmissione, risale in realtà a un progetto ancora precedente, il FOXX di George Burt (GM3OXX), descritto su SPRAT nel 1983. Il Pixie è quindi l’ultimo (e più essenziale) anello di un’evoluzione che negli anni ha progressivamente ridotto il numero di componenti, mantenendo comunque un apparato funzionante e in grado di effettuare collegamenti reali.
Qualche caratteristica pratica:
- può operare sulla banda dei 80 metri o dei 40 metri, semplicemente adattando alcuni componenti (in particolare il quarzo e i valori di alcune induttanze), da notare che i kit cinesi sono tutti per i 40m;
- non richiede componenti rari o difficili da reperire;
- è economicissimo: online si trovano kit completi a partire da circa 5€;
- la potenza d’uscita tipica si aggira, a seconda della tensione di alimentazione e dei transistor effettivamente montati, tra i 200mW fino a circa un watt: pochissimo per gli standard moderni, ma sufficiente con una buona antenna per collegamenti reali in CW, soprattutto in condizioni di propagazione favorevoli.
Perché costruire proprio questo kit
Il Pixie non è un ricevitore ad alte prestazioni, né un trasmettitore particolarmente pulito dal punto di vista spettrale (torneremo su questo aspetto più avanti, parlando di armoniche e filtri). Il suo valore didattico sta altrove: in poche decine di componenti riassume in modo leggibile tutti i blocchi funzionali di una radio – alimentazione, oscillatore, miscelatore, amplificatore di potenza, filtro, amplificatore audio – permettendo di seguire con un multimetro (o – meglio – con un oscilloscopio, se disponibile) il segnale che nasce, si trasforma e viaggia verso l’antenna.
In un’epoca in cui siamo abituati ad apparati che integrano migliaia di componenti invisibili all’interno di un singolo chip, il Pixie ci permette di vedere e comprendere quasi ogni funzione della radio che stiamo utilizzando. Il Pixie non è interessante perché è economico: è interessante perché probabilmente è uno dei pochissimi apparati che può essere capito senza essere sommersi dalla complessità dell’elettronica moderna.
Costruirlo con le proprie mani, capendo cosa fa ciascun componente, è probabilmente il modo più efficace per fare il primo, vero passo nel mondo dell’elettronica applicata alla radio.