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Una tecnologia a larga banda

L’OFDM è nato e si è diffuso soprattutto nelle telecomunicazioni commerciali a larga banda: Wi-Fi, LTE, 5G, DVB. Nel mondo radioamatoriale, le applicazioni che lo utilizzano direttamente sono ancora di nicchia: riguardano principalmente l’ATV digitale, i link dati ad alta velocità e la sperimentazione SDR. La gran parte dell’attività HF tradizionale – CW, SSB, PSK31, FT8 – non usa OFDM. Tuttavia, capire come funziona è sempre più importante, perché i sistemi radio moderni ne fanno uso pervasivo.

Un passo oltre FDMA e TDMA

Dopo avere introdotto FDMA e TDMA, l’OFDM sembra quasi un paradosso.
Con FDMA separi i segnali nello spettro: ogni trasmissione ha il suo spazio ben delimitato, con bande di guardia per evitare interferenze.
Con TDMA li separi nel tempo: uno trasmette, poi l’altro.
L’OFDM fa qualcosa di controintuitivo: mette molti segnali uno accanto all’altro, così vicini da sovrapporsi. E nonostante questo, riesce comunque a separarli perfettamente in ricezione.

La chiave è che non si basa sulla distanza in frequenza, ma su una proprietà matematica: l’ortogonalità1.

L’idea di base

In un sistema OFDM, il segnale non viene trasmesso come un’unica portante larga, ma viene suddiviso in decine, centinaia o migliaia di sottoportanti molto strette. Ognuna di queste trasmette una piccola parte dei dati, è modulato in modo indipendente – tipicamente con PSK o QAM – ed è perfettamente allineata nel tempo con tutte le altre.

La cosa sorprendente è che queste sottoportanti sono talmente vicine da sovrapporsi nello spettro, eppure sono costruite in modo tale da risultare perfettamente indipendenti al ricevitore. Su un analizzatore di spettro o su un waterfall SDR, un segnale OFDM appare come un blocco compatto, molto diverso dalle portanti isolate tipiche dei modi HF tradizionali.

Perché funziona: l’ortogonalità

Il trucco sta nella scelta precisa delle frequenze delle sottoportanti. Ogni sottoportante è posizionata in modo tale che, sull’intervallo di un simbolo, il suo contributo sia nullo nei punti di campionamento delle altre. Il ricevitore può quindi separarle senza alcuna interferenza reciproca, il che permette di eliminare completamente le bande di guardia tipiche della divisione in frequenza e di utilizzare lo spettro in modo estremamente efficiente. In pratica, i segnali si sovrappongono nello spettro, ma non si disturbano dal punto di vista del contenuto informativo.

Sul piano implementativo, l’OFDM è diventato praticabile su larga scala grazie al fatto che la modulazione e la demodulazione di tutte le sottoportanti si realizzano efficientemente tramite funzioni matematiche2 (IFFT al trasmettitore e FFT al ricevitore). Senza l’algoritmo FFT e l’hardware digitale moderno, calcolare ogni sottoportante separatamente sarebbe computazionalmente proibitivo: è stata proprio la diffusione dei processori digitali ad aver reso l’OFDM una tecnologia concretamente utilizzabile.

Cosa succede nel tempo

Dal punto di vista temporale, l’OFDM è organizzato in simboli. Durante ogni simbolo, tutte le  sottoportanti trasmettono contemporaneamente, ciascuna portando la propria parte di informazione. Tra un simbolo e l’altro viene inserito un intervallo di protezione chiamato cyclic prefix, che consiste nella replica di una porzione finale del simbolo stesso, preposta all’inizio del successivo.
Questo accorgimento serve ad assorbire i ritardi dovuti al multipath3, a evitare interferenza tra simboli consecutivi e a mantenere l’ortogonalità tra i sottoportanti. Quindi, mentre l’OFDM elimina le bande di guardia in frequenza, introduce un piccolo overhead nel dominio del tempo: un compromesso molto vantaggioso nella pratica.

Perché è così efficace nei canali radio reali

Chi opera in radio, soprattutto in HF o in ambienti complessi, conosce bene i problemi del canale: riflessioni multiple, fading selettivo, distorsioni variabili, interferenze localizzate. L’OFDM affronta tutto questo in modo molto efficace.
Dividendo il segnale in molti sottoportanti strette, ogni sottocanale si trova a vedere un tratto di spettro molto limitato, dove le distorsioni sono più semplici da caratterizzare e correggere. Se una porzione dello spettro è colpita da un’interferenza o da un deep fade, solo una parte dei dati ne risente, mentre il resto continua a transitare indisturbato. Inoltre, è possibile adattare la modulazione delle singole sottoportanti in funzione delle condizioni del canale, aumentando l’efficienza dove il canale lo consente e mantenendo robustezza dove necessario.

OFDM e mondo radioamatoriale

L’OFDM è già presente nel mondo radioamatoriale, soprattutto negli ambiti a larga banda e alta velocità, quindi nelle bande alte. Non ha senso impegarlo sulle HF, dove invece sono imperanti modi a nada stretta: PSK31 utilizza una singola portante, FT8 usa 8 toni in FSK.

Uno degli esempi più chiari è l’ATV digitale, o DATV. I sistemi DATV moderni si basano su standard commerciali DVB (digital video broadcasting) adattati all’uso radioamatoriale, e utilizzano proprio OFDM. Il segnale occupa larghezze di banda dell’ordine dei MHz, i dati video sono distribuiti su molti sottoportanti e l’OFDM permette di gestire bene le riflessioni tipiche dei percorsi terrestri. È un caso reale in cui il radioamatore utilizza quotidianamente una tecnologia avanzata, spesso senza vederne i dettagli interni.

L’OFDM è alla base anche di molte implementazioni per reti mesh radioamatoriali, link IP punto-punto e sistemi su 2.4 GHz, 5 GHz e bande superiori. In questi casi si utilizzano tecnologie derivate dal Wi-Fi, che impiegano OFDM, adattate all’uso su frequenze radioamatoriali. Anche per chi sperimenta con SDR, l’OFDM rappresenta un terreno estremamente interessante. È possibile generare segnali multiportante, analizzarne la struttura nel dominio tempo-frequenza e osservare direttamente il ruolo di FFT e IFFT nella costruzione del segnale. Questo permette di passare da un uso operativo della radio a una comprensione profonda dei sistemi digitali moderni.

Come appare su un SDR

Osservare un segnale OFDM su un waterfall è molto istruttivo. A differenza di una portante singola, che appare come una linea sottile, o di più segnali separati come in FDMA, l’OFDM si presenta come un blocco continuo di spettro con bordi abbastanza netti e senza separazioni evidenti tra i sottoportanti – almeno alle risoluzioni tipiche di un ricevitore SDR. Riconoscerlo visivamente è un ottimo esercizio per sviluppare intuizione sullo spettro e sulla struttura dei segnali digitali moderni.

In sintesi

FDMA separa i segnali nello spazio delle frequenze, TDMA li separa nel tempo, OFDM li sovrappone in frequenza ma li separa matematicamente. Non è la distanza tra i segnali a evitare l’interferenza, ma la loro struttura interna.
Suddividere il segnale in molte sottoportante ortogonali, trasmesse simultaneamente e sovrapposte nello spettro,  ci consente di sfruttare al massimo la banda disponibile, ottenere elevata robustezza nei canali reali e gestire in modo efficiente trasmissioni ad alta velocità. Nel mondo radioamatoriale è già ampiamente utilizzato negli ambiti a larga banda – come l’ATV digitale e i link dati ad alta velocità – e rappresenta una delle tecnologie più rilevanti per chi si avvicina alla sperimentazione SDR e ai sistemi radio moderni.

 

Info

1) La parola ortogonale viene dalla geometria: due rette sono ortogonali quando sono perpendicolari. In quel caso non hanno nulla in comune – nessuna componente dell’una va nella direzione dell’altra.
In OFDM, questo stesso concetto viene applicato alle frequenze. Le sottoportanti sono scelte in modo tale che, nell’esatto intervallo di tempo di un simbolo, ciascuno completa un numero intero di cicli. La conseguenza è che, quando il ricevitore va a guardare una specifica sottoportante, il contributo di tutti le altre si annulla da solo – matematicamente, senza bisogno di filtri o bande di guardia.
Un’analogia: immagina di essere in una stanza con molte persone che parlano tutte contemporaneamente, ma ognuna a una cadenza ritmica diversa e perfettamente regolare. Se riesci a sincronizzarti con la cadenza di una sola persona, le altre diventano invisibili – il loro ritmo non si sovrappone mai al suo nel punto esatto in cui stai ascoltando.
Nell’OFDM funziona così: non è la distanza tra le frequenze a impedire le interferenze, ma il fatto che i sottoportanti sono costruiti per non vedersi a vicenda nel momento della ricezione.
È una proprietà della struttura del segnale, non dello spazio che occupa.

2) Qualsiasi segnale, per quanto complesso, può essere visto in due modi diversi: come qualcosa che cambia nel tempo, oppure come un insieme di frequenze che lo compongono. Sono due rappresentazioni dello stesso oggetto, come guardare una cosa da due angolazioni diverse.
C’è un modo matematico per passare da una rappresentazione all’altra: la trasformata di Fourier. Prendi un segnale nel tempo, applichi la trasformata, e ottieni il suo contenuto in frequenza, cioè quali ingredienti lo compongono e con quale intensità. Fai l’operazione inversa, e torni al segnale originale nel tempo.

In ambito digitale, questa operazione viene eseguita tramite un algoritmo chiamato FFT (Fast Fourier Transform, trasformata di Fourier veloce). La sua inversa, che fa il percorso opposto dal dominio delle frequenze al dominio del tempo, si chiama IFFT (Inverse Fast Fourier Transform).
Un’analogia: immagina di sentire un accordo suonato al pianoforte. Il tuo orecchio riceve un’unica forma d’onda complessa, ma il tuo cervello riesce a distinguere le singole note che lo compongono. La FFT fa esattamente questo,  in modo matematico e preciso, su qualsiasi tipo di segnale.
Il waterfall che vedi su un ricevitore SDR è proprio questo: la FFT calcolata in continuazione sul segnale ricevuto, che ti mostra in tempo reale quali frequenze sono presenti e con quale intensità. Non è una visualizzazione approssimativa – è la rappresentazione in frequenza del segnale analogico, aggiornata istante per istante.

3) Il Multipath è un fenomeno di degradazione del segnale ricevuto che si verifica quando il segnale arriva al ricevutore da più percorsi di lunghezza differente, e quindi con tempi leggermente diversi, creando delle interferenze potenzialmente dannose.