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Nel radiantismo, lo spettro radioamatoriale è un bene prezioso e condiviso, e le bande assegnate ai radioamatori sono relativamente strette, in genere poche centinaia di kHz. Per essere usate in modo ordinato dai milioni di operatori nel mondo, senza causare interferenze reciproche, è necessaria una forma di organizzazione. Quindi, per garantire una convivenza armoniosa tra modi diversi, interessi differenti e culture operative, nasce il concetto di band plan.

Il bandplan

Il bandplan (piano della banda) è un documento tecnico che suddivide ogni banda assegnata al servizio in sottobande, e stabilisce come queste devono essere utilizzate. Non definisce chi può usarle (questo è compito della legge e dei regolamenti nazionali), ma quali sono i tipi e le modalità di emissione, di traffico e di sperimentazione.
Si tratta dunque di una norma tecnica di buona pratica, non di legge: non ha valore giuridico vincolante, ma rappresenta una regola condivisa e riconosciuta a livello mondiale.
Nel radiantismo serio, il suo rispetto è considerato un atto di correttezza e di disciplina operativa – tanto quanto l’identificazione con il proprio nominativo o il rispetto delle potenze consentite.

Il band plan internazionale è elaborato dalla IARU (International Amateur Radio Union), che coordina le attività mondiali, che sono organizzate individualmente per le tre regioni definite dalla ITU:

  • Regione 1: Europa, Africa, Medio Oriente e parte dell’Asia (Italia inclusa);
  • Regione 2: Americhe;
  • Regione 3: Asia orientale e Oceania.

Ogni regione IARU adatta il piano di banda in base alle assegnazioni locali, alle abitudini operative e ai vincoli normativi.
I singoli Paesi, poi, possono pubblicare un proprio band plan nazionale (ad esempio a cura di associazioni come ARI, RSGB, DARC, REF, ecc.) che recepisce e dettaglia le raccomandazioni regionali, tenendo conto delle licenze e delle frequenze effettivamente disponibili in ambito nazionale.

Quindi ogni banda viene suddicisa in segmenti funzionali, ciascuno destinato a una tipologia di emissione o attività.

Da rispettare

L’etere non è un luogo silenzioso e illimitato: le interferenze sono sempre in agguato.
Senza un bandplan, CW, fonia e digitali si sovrapporrebbero, i beacon disturberebbero i QSO, e le attività sperimentali non avrebbero spazi stabili.
Il band plan nasce quindi da esigenze tecniche (evitare interferenze tra modi con diversa larghezza di banda), ma anche etiche e organizzative:

  • favorire la convivenza fra operatori esperti e neofiti,
  • preservare spazi per la sperimentazione,
  • garantire canali d’emergenza liberi,
  • uniformare l’uso delle frequenze a livello mondiale, rendendo più facili i collegamenti DX.

È comunque importante distinguere il band plan dal piano di attribuzione delle frequenze, che è invece definito per legge dai governi e dagli organismi internazionali (ITU, CEPT, MIMIT, ecc.). Il band plan non è un regolamento legale, ma una convenzione tecnica – eppure, nel mondo radioamatoriale serio, il suo rispetto è dato per scontato. Chi opera fuori band plan senza motivo interferisce con attività altrui, dimostrando scarsa conoscenza o rispetto delle regole condivise del radiantismo.

Se un operatore decide di trasmettere in SSB nella porzione riservata ai modi digitali, non infrange direttamente la legge, ma crea un disturbo inutile a chi opera correttamente. Allo stesso modo, chi trasmette in FT8 su frequenze usate per CW o beacon rischia di compromettere misure e test tecnici. Seguire il band plan significa contribuire al buon funzionamento collettivo dell’etere radioamatoriale – e, in ultima analisi, alla sua reputazione.

Strumento dinamico

Va considerato che il bandplan non è un documento statico, ma che si evolve con il progresso tecnico e con le nuove modalità operative: progressivamente si affermano nuove tecnologie, e questo richiede che subisca continui aggiornamenti. Ogni revisione è il risultato di confronto tra associazioni, gruppi di operatori e comunità scientifica, mantenendo un equilibrio fra innovazione e tradizione.

In sintesi

Il band plan è l’ossatura del radiantismo ordinato: un patto non scritto tra operatori che condividono lo stesso spazio elettromagnetico. Rispetta la tecnica, la fisica e l’etica della comunicazione. È ciò che permette al radiantismo di essere una comunità scientifica globale, e non solo un insieme di voci nell’etere.

Qui di seguito riporto il bandplan della ragione 1, versione 2024: le frequenze sono indicative e variano leggermente da nazione a nazione. Per l’Italia la sezione ARI di Milano ha pubblicato tre documenti in pdf con il bandplan HF-SHF consultabili qui

HF

Banda Intervallo (kHz) Uso principale Note
80 m 3500–3560 CW, contest, DX Modi a banda stretta
3560–3580 CW, digitali (RTTY, PSK) Sezione mista
3580–3620 Digitali moderni (FT8, JS8, Olivia) Traffico mondiale
3620–3700 Fonia SSB regionale QSO locali
3700–3800 Fonia SSB DX, contest Segmento internazionale
60 m 5351.5–5366.5 CW, FT8, USB Banda secondaria, max 15 W EIRP
40 m 7000–7040 CW, beacon Zona storica del CW
7040–7070 Digitali (FT8, RTTY, PSK31) Modi a banda stretta
7070–7100 Fonia SSB QSO regionali
7100–7200 Fonia SSB DX Uso internazionale
30 m 10100–10130 CW
10130–10150 Modi digitali (FT8, JS8, PSK) Nessuna fonia consentita
20 m 14000–14070 CW, beacon Storica porzione CW
14070–14112 Digitali (PSK, FT8, RTTY) Uso internazionale
14112–14350 Fonia SSB Contest e DX
17 m 18068–18095 CW Segmento inferiore
18095–18109 Digitali (FT8, PSK)
18109–18168 Fonia SSB
15 m 21000–21070 CW, beacon
21070–21150 Digitali (PSK, FT8, RTTY)
21150–21450 Fonia SSB
12 m 24890–24915 CW
24915–24930 Digitali (FT8, PSK)
24930–24990 Fonia SSB
10 m 28000–28070 CW, beacon Beacon 28190–28199
28070–28150 Digitali (FT8, PSK31, RTTY)
28150–28300 Fonia SSB (internazionale)
28300–29100 FM simplex e ripetitori
29100–29200 FM, AM, satelliti

VHF

Banda Intervallo (MHz) Uso principale Note
6 m 50.000–50.100 Beacon e CW “Magic band”
50.100–50.300 SSB, DX, E sporadica Traffico a lunga distanza
50.300–50.500 Digitali (FT8, MSK144) Meteor scatter
50.500–51.000 Fonia FM, simplex QSO locali
51.000–52.000 Ripetitori FM
4 m 70.000–70.090 CW, beacon Uso sperimentale
70.090–70.250 SSB, digitali
70.250–70.450 FM simplex e ponti
2 m 144.000–144.100 Beacon, CW
144.100–144.400 SSB, DX, EME
144.400–144.490 Beacon
144.490–144.800 Digitali (APRS, packet)
144.800 APRS (frequenza europea)
144.900–145.575 FM simplex, ripetitori
145.600–145.7875 Ripetitori FM (uplink/downlink)
145.800–146.000 Satelliti (uplink/downlink ISS)

UHF

Banda Intervallo (MHz) Uso principale Note
70 cm 430.000–431.000 Beacon, link sperimentali
431.000–432.000 Ripetitori (uplink)
432.000–432.500 CW, SSB, EME, DX Segmento “nobile”
432.500–433.000 Digitali (FT8, MSK144)
433.000–434.000 FM simplex QSO locali
434.000–435.000 Ripetitori (downlink)
435.000–438.000 Satelliti amatoriali Uplink/downlink ISS
438.000–440.000 FM, ATV, DMR, C4FM Ponti digitali