Prima di affrontare lo schema del Pixie è necessario saper riconoscere, a colpo d’occhio, i componenti che troveremo nel kit. Cominciamo dai componenti passivi: elementi che non amplificano né generano energia, ma la immagazzinano, la dissipano o ne condizionano il passaggio.
Il resistore
Il resistore è un componente che oppone resistenza al passaggio della corrente. Ha applicazioni pressoché infinite in elettronica, perché resistenza, tensione e corrente sono legate fra loro in modo molto stretto dalla legge di Ohm.

La legge di Ohm mette in relazione le tre grandezze fondamentali di un circuito (tensione E, corrente I, resistenza R) con una serie di formule che permettono di ricavarne una conoscendo le altre due. È lo strumento di calcolo più usato in assoluto quando si progetta o si verifica un circuito elettronico. Combinandola con le formule della potenza P è possibile ricavare anche quest’ultima grandezza, ottenendo uno dei più importanti strumenti di calcolo dell’elettronica.
Esistono tantissime tipologie di resistori, a seconda della potenza che devono dissipare, della precisione richiesta e della tecnologia costruttiva. Trimmer e potenziometri sono, in sostanza, resistori variabili: la loro resistenza può essere modificata manualmente agendo su un cursore. Da tenere presente che, come tutti i componenti reali, anche i resistori non sono mai puri: presentano, in piccola parte, anche caratteristiche capacitive e induttive parassite. Questo aspetto è normalmente trascurabile in bassa frequenza, ma diventa importante quando si lavora in radiofrequenza.
La codifica a colori
I resistori a foro passante riportano il proprio valore non in cifre, ma tramite una serie di anelli colorati stampati sul corpo. Ogni colore corrisponde a una cifra, e la sequenza di anelli codifica il valore in ohm e la tolleranza.

Imparare a leggere questa codifica è una delle prime abilità pratiche da acquisire: con un po’ di pratica diventa immediata, ma all’inizio conviene sempre verificare il valore anche con un multimetro, soprattutto quando si è alle prime armi.
Il condensatore
Il condensatore è un componente passivo che accumula una piccola quantità di energia in un campo elettrico. È realizzato con due strati conduttori separati da un isolante, detto dielettrico.
Questo strato isolante impedisce il passaggio della corrente continua una volta che la carica è completa: un condensatore, in corrente continua, si comporta a regime come un circuito aperto. La sua caratteristica principale, la capacità, esprime la quantità di energia in grado di essere accumulata, e si misura in Farad — anche se, come visto nella pagina precedente, nella pratica si usano quasi sempre i sottomultipli (µF, nF, pF).
Proprio perché accumula e rilascia energia ciclicamente, il condensatore si oppone al passaggio della corrente continua, ma permette il trasferimento dei segnali variabili nel tempo, come quelli in corrente alternata. I condensatori possono essere polarizzati (cioè avere un verso di montaggio obbligato, come gli elettrolitici) o non polarizzati (come i ceramici). I dati salienti — capacità, tensione massima — sono sempre riportati sull’involucro, tramite codifica a colori oppure tramite sigle stampigliate.
Sugli elettrolitici, in particolare, è indicata chiaramente la polarità: il terminale positivo è generalmente il più lungo, quello negativo è contrassegnato da una fascia colorata sul corpo del componente.
I codici dei condensatori
Anche i condensatori sono spesso marcati con una codifica, generalmente composta da tre cifre o da tre cifre ed una lettera. Delle tre cifre, le prime due sono significative, la terza è un moltiplicatore. Ad esempio, un condensatore da 100nF è marcato 104. La quarta cifra, se è presente, indica il coefficiente di tolleranza del valore nominale: M significa ± 20%,K significa ± 10% e J significa ± 5%.
Perché nel Pixie si trovano spesso due condensatori “in coppia”
Una domanda che sorge naturale osservando lo schema del Pixie è: perché in alcuni punti del circuito si trovano due condensatori di tipo diverso, uno accanto all’altro? Due condensatori collegati in parallelo sommano semplicemente le loro capacità, ma la ragione qui è un’altra: nessun componente reale è puro. Gli elettrolitici sono efficaci nel minimizzare le fluttuazioni di tensione (variazioni lente), ma non sono adatti a ridurre il rumore ad alta frequenza; i condensatori ceramici, al contrario, riducono bene il rumore ad alta frequenza ma non le fluttuazioni di tensione. I due componenti, pur svolgendo apparentemente lo stesso compito, hanno quindi funzioni complementari.
L’induttore

L’induttore è un componente passivo che accumula una piccola quantità di energia in un campo magnetico. È realizzato con spirali di filo elettrico, avvolte in aria oppure su materiali ferromagnetici (ad esempio la ferrite, che ne aumenta l’efficienza). Gli induttori assumono un’importanza particolare nei circuiti radio. Insieme ai condensatori sono infatti in grado di selezionare o generare frequenze ben precise: è proprio sfruttando questa proprietà che realizzeremo alcuni dei circuiti fondamentali del Pixie.
La sua caratteristica principale, l’induttanza, si misura in Henry (H) — anche qui, quasi sempre nella pratica si usano i sottomultipli, in particolare i µH. Esistono induttori commerciali con valori standard, ma in ambito radioamatoriale, specialmente per progetti fatti in casa, capita spesso di doverli avvolgere manualmente, calcolando il numero di spire necessario in base al valore desiderato e al tipo di supporto usato.



