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Nel corso di questa serie abbiamo seguito l’evoluzione della voce digitale partendo da una domanda tecnica: come è possibile trasformare la voce analogica in un flusso di dati trasmesso attraverso un collegamento radio? Come abbiamo potuto vedere articolo dopo articolo, il tema si è progressivamente spostato dalla parte tecnica ad una che definirei filosofica.

Abbiamo visto come D-Star, DMR e C4FM rappresentino tre diverse interpretazioni della comunicazione vocale digitale. Abbiamo analizzato il ruolo degli hotspot e il confine sempre più sfumato tra collegamento radio e infrastrutture IP. Abbiamo parlato di Codec2 e M17 come esempi di un approccio basato sull’apertura e sulla possibilità di comprendere integralmente la tecnologia utilizzata.

A questo punto nasce una domanda naturale.

Se il codec può essere aperto, se il protocollo può essere aperto e se il software può essere aperto, è possibile immaginare anche una radio progettata fin dall’inizio come una piattaforma aperta? LinHT nasce proprio da questa idea.

Non una radio con Linux, ma Linux che usa una radio

Il modo tradizionale di concepire un apparato radio è abbastanza semplice: l’hardware costituisce il cuore del sistema e il software svolge principalmente una funzione di gestione e controllo. Negli ultimi anni, però, l’evoluzione delle tecnologie SDR (Software Defined Radio) ha progressivamente modificato questo paradigma. Sempre più funzioni che in passato erano realizzate con circuiti dedicati vengono oggi implementate attraverso software, DSP e processori programmabili, e laa radio è diventata sempre più un sistema informatico che interagisce con il mondo della radiofrequenza.

LinHT porta questa evoluzione un passo ulteriore.

Non è semplicemente una radio che utilizza Linux come sistema operativo di supporto: è un ambiente Linux che dispone di una parte radio e che può essere utilizzato come piattaforma di sperimentazione.

Questa differenza è concettualmente importante.

L’obiettivo non è soltanto fornire all’operatore un apparato con determinate funzionalità, ma creare un sistema nel quale l’utilizzatore possa comprendere, modificare e sviluppare nuove possibilità operative.

Una filosofia già vista nel radiantismo digitale

A prima vista questo approccio potrebbe sembrare molto distante dalla tradizione radiantistica: una radio controllata da un sistema operativo, con software complesso e una forte componente informatica, potrebbe infatti far storcere il naso a qualcuno della vecchia guardia.

È una reazione comprensibile. Chi ha iniziato il proprio percorso costruendo apparati a valvole, modificando circuiti o sperimentando direttamente con i componenti elettronici potrebbe vedere in questa evoluzione un allontanamento dal concetto tradizionale di radio.

Ma forse il problema nasce dal confondere il radiantismo con una particolare tecnologia. Anche io ho iniziato in un’epoca nella quale le valvole termoioniche erano ancora parte fondante della cultura tecnica del nostro hobby, ma nel corso degli anni abbiamo visto arrivare transistor, sintetizzatori digitali, DSP, SDR e sistemi sempre più basati sul software. Ogni passaggio tecnologico ha generato discussioni simili, ogni nuova tecnologia sembrava mettere in discussione il modo tradizionale di fare radio.

Eppure il punto fondamentale è sempre rimasto lo stesso: la possibilità di sperimentare e comprendere ciò che utilizziamo, ed in questo senso LinHT non rappresenta una rottura con il passato, ma una sua possibile evoluzione.

Il parallelo con FT8

Un esempio interessante arriva proprio da uno dei modi digitali più diffusi degli ultimi anni: FT8.

Quando utilizziamo FT8 accettiamo normalmente che una parte significativa della comunicazione venga gestita dal computer. Il software si occupa della sincronizzazione temporale, della codifica del messaggio, dell’analisi del segnale ricevuto e della decodifica di segnali che spesso sono al di sotto della soglia di percezione umana.

Nessuno però mette in dubbio che FT8 sia una modalità radiantistica.

Il motivo è semplice: il computer non ha sostituito la radio, ma ha ampliato le possibilità offerte dalla radio. Il segnale continua a viaggiare attraverso il mezzo radio, con tutte le caratteristiche fisiche della propagazione elettromagnetica.

Dal punto di vista filosofico, LinHT segue un percorso simile: non elimina la radio, ma integra la radio all’interno di una piattaforma informatica aperta.

La domanda quindi non dovrebbe essere Quanta informatica c’è dentro una radio?, ma Quanto controllo abbiamo ancora sulla tecnologia che utilizziamo?

Una radio pensata come piattaforma

In un apparato commerciale tradizionale il produttore stabilisce quali funzioni implementare e quali possibilità offrire all’utilizzatore, un modello che ha evidenti vantaggi, permettendo di realizzare prodotti affidabili, certificati e semplici da utilizzare. È anche uno dei motivi per cui sistemi come DMR, D-Star e C4FM hanno avuto una diffusione così ampia.

LinHT propone un modello differente: l’apparato non è visto come un prodotto finito, ma come una base sulla quale costruire. La possibilità di utilizzare un ambiente Linux apre scenari che vanno oltre la semplice comunicazione vocale. Sviluppare applicazioni, sperimentare protocolli, integrare strumenti software o modificare il comportamento dell’apparato diventano possibilità alla portata della comunità.

Non significa che ogni operatore debba necessariamente programmare o modificare il proprio apparato, così come non tutti costruiscono antenne o progettano circuiti. Significa semplicemente che questa possibilità esiste.

Ed è proprio questa possibilità che rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto.

Il valore dell’open hardware

Un elemento importante di LinHT è il fatto che l’apertura non riguarda soltanto il software, dato che il concetto di open hardware porta la filosofia della trasparenza anche al progetto fisico dell’apparato. Conoscere come è costruita una radio, quali componenti utilizza e quali scelte progettuali sono state effettuate significa recuperare un rapporto più diretto tra utilizzatore e tecnologia; non necessariamente per replicare ogni parte dell’apparato, ma per poterla comprendere.

È lo stesso spirito che per decenni ha accompagnato il radiantismo.

Un radioamatore non ha mai avuto bisogno di costruire tutto ciò che utilizza per apprezzare la tecnologia, ma la possibilità di farlo ha sempre rappresentato una caratteristica fondamentale del nostro hobby.

Non soltanto M17

È naturale associare LinHT al mondo M17, visto che entrambi condividono una filosofia basata sull’apertura e sulla sperimentazione; tuttavia sarebbe riduttivo considerarlo semplicemente la radio per M17: il valore del progetto va oltre un singolo protocollo.

La vera idea alla base di LinHT è quella di una radio come piattaforma aperta, nella quale diversi sistemi e diverse applicazioni possano trovare spazio. M17 rappresenta un esempio importante di questa filosofia, così come Codec2 lo è stato per il concetto di codec vocale aperto.

Ma il principio è più generale: la tecnologia non dovrebbe essere soltanto utilizzata, dovrebbe anche poter essere studiata.

Una possibilità, non una sostituzione

È importante chiarire un punto.

LinHT non rappresenta necessariamente il futuro della radio digitale e non è detto che diventi mai un apparato diffuso quanto i sistemi commerciali oggi disponibili, e non credo che questo sia il suo obiettivo principale.

Il valore di un progetto come questo non si misura soltanto dal numero di apparati venduti o dalla quantità di utenti che lo utilizzeranno. Il suo valore sta nel dimostrare che esiste ancora spazio per un approccio diverso. Un approccio nel quale la tecnologia non sia soltanto un prodotto finito, ma anche un oggetto di studio e sperimentazione.

LinHT ad oggi è un progetto sperimentale, non un prodotto finito: le revisioni hardware si susseguono, il software è ancora in evoluzione e la community stessa lo presenta come tale: uno strumento pensato per chi vuole esplorare, non un apparato pronto per l’uso quotidiano in emergenza o in rete operativa. Ma non è da considerare assolutamente un limite da nascondere: è, invece, parte integrante del suo significato.

Un progetto ancora in divenire dimostra meglio di qualsiasi prodotto maturo che l’obiettivo non è competere sul mercato con gli apparati commerciali, ma tenere aperta una porta: quella di una radio che si può ancora smontare, modificare, capire fino in fondo, con tutte le imperfezioni e i limiti che questo, inevitabilmente, comporta in questa fase.

La curiosità come elemento centrale

Guardando indietro al percorso fatto in questa serie di articoli, LinHT rappresenta un punto di arrivo naturale. Siamo partiti dalla voce digitale e siamo arrivati a parlare di protocolli aperti, codec, software e hardware. Il tema centrale, quindi, non è mai stato una particolare tecnologia: il vero tema è sempre stato il rapporto tra il radioamatore e la tecnologia.

Perché il radiantismo non è mai stato definito dall’apparato utilizzato in un determinato momento storico: è sempre stato definito dalla curiosità di capire come funzionano le cose, dalla voglia di sperimentare e dalla possibilità di costruire qualcosa di nuovo.

Che davanti a noi ci sia una valvola termoionica, un DSP, un FPGA o un piccolo computer Linux collegato ad una radio, il principio rimane lo stesso.

La tecnologia cambia.
La curiosità no.

L’immagine del titolo è di m17foundation.org