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Tre filosofie: il radiantismo e  la voce digitale

A questo punto di questa sezione ho analizzato separatamente i tre principali sistemi di voce digitale utilizzati oggi in VHF e UHF. Abbiamo visto come D-Star, DMR e C4FM siano tecnicamente molto diversi tra loro, ma soprattutto come rappresentino tre differenti modi di interpretare il rapporto tra tecnologia digitale e radiantismo.

Spesso, quando si affronta questo argomento, ci si concentra quasi esclusivamente sugli aspetti pratici. Quale apparato costa meno? Quale sistema dispone del maggior numero di ponti ripetitori? Quale offre la migliore qualità audio?

Sono tutte domande assolutamente legittime, ma forse non sono le più interessanti.

Una domanda che mi piace molto di più è un’altra: cosa volevano ottenere i progettisti di questi sistemi?

La risposta ci racconta una storia sorprendentemente articolata.

Il D-Star nasce da un’esigenza tipicamente radiantistica. Il suo obiettivo era immaginare come sarebbe dovuta essere una comunicazione vocale digitale progettata specificamente per il nostro hobby. Per questo motivo pone al centro il nominativo dell’operatore, integra nativamente il concetto di routing delle comunicazioni e considera la trasmissione dati una componente naturale del sistema. È probabilmente il protocollo che maggiormente riflette la tradizionale filosofia della sperimentazione radiantistica, pur adottando alcune tecnologie proprietarie che ne limitano l’apertura.

Il C4FM rappresenta una seconda strada. Non nasce né all’interno del mondo professionale né come progetto sviluppato specificamente dalla comunità radiantistica, ma come ecosistema progettato da un costruttore con l’obiettivo di rendere la voce digitale semplice, affidabile e facilmente accessibile. La sua filosofia è quella dell’integrazione e della semplicità operativa, nascondendo gran parte della complessità tecnologica dietro un’interfaccia familiare per chi proviene dalla tradizionale FM analogica.

Il DMR, infine, racconta una storia completamente diversa. È la dimostrazione che il mondo radiantistico possiede una straordinaria capacità di adattare alle proprie esigenze tecnologie nate in contesti differenti. Nato per il mercato professionale, è stato progressivamente trasformato dalla comunità in una delle più grandi reti mondiali dedicate alla voce digitale. Non è il sistema che meglio rappresenta lo spirito originario del radiantismo, ma è probabilmente quello che meglio rappresenta la capacità dei radioamatori di reinterpretare una tecnologia esistente.

È interessante osservare come nessuno dei tre sistemi possa essere considerato migliore degli altri in senso assoluto. Ognuno rappresenta una risposta diversa alla stessa domanda.

Che cosa deve essere la voce digitale nel radiantismo?

Per il D-Star la risposta è una rete di comunicazione digitale costruita attorno all’identità dell’operatore. Per il DMR è una tecnologia efficiente, economica e fortemente interconnessa che il radiantismo ha fatto propria. Per il C4FM è un sistema integrato nel quale l’utilizzatore deve potersi concentrare sul piacere della comunicazione senza necessariamente preoccuparsi della complessità tecnica sottostante.

Ed è proprio qui che emerge il vero paradosso della voce digitale.

Sebbene le loro filosofie siano profondamente diverse, i tre sistemi condividono una caratteristica fondamentale: nessuno di essi può essere considerato completamente aperto.

Tutti utilizzano codec vocali proprietari. Tutti richiedono componenti tecnologiche che non possono essere implementate liberamente in ogni loro parte. Tutti, in misura diversa, rappresentano un compromesso tra le esigenze della tecnologia moderna e i principi storici della sperimentazione radiantistica.

Questo non deve essere interpretato come una critica.

Il radiantismo ha sempre fatto uso delle migliori tecnologie disponibili nel proprio tempo. Nessuno mette in discussione l’utilità della voce digitale, così come sarebbe difficile immaginare oggi un mondo radiantistico privo delle reti globali che questi sistemi hanno reso possibili.

Del resto, questo compromesso non è certo un’esclusiva del nostro hobby. Lo stesso equilibrio tra apertura e funzionalità attraversa gran parte della tecnologia moderna: i firmware dei microcontrollori che utilizziamo ogni giorno sono spesso closed-source anche quando l’hardware è ben documentato, i driver di innumerevoli periferiche restano proprietari nonostante sistemi operativi aperti, e persino strumenti di misura o apparati professionali nascondono algoritmi di elaborazione che l’utilizzatore non potrà mai ispezionare fino in fondo. In questo senso, il radiantismo digitale non ha fatto altro che seguire una traiettoria già tracciata altrove: quella di una tecnologia sempre più capace, ma sempre meno trasparente.

Il punto è semplicemente un altro: essere consapevoli dei compromessi tecnologici che ogni scelta comporta.

Negli ultimi anni ci siamo abituati a considerare normale il fatto che un apparato radio digitale incorpori algoritmi proprietari, firmware complessi e infrastrutture di rete distribuite in tutto il mondo. È un’evoluzione naturale della tecnologia e, per molti aspetti, anche inevitabile.

Ma se torniamo alle origini del nostro hobby, emerge una domanda interessante.

Un radioamatore dovrebbe poter comprendere integralmente il funzionamento del sistema che utilizza?

Per decenni la risposta è stata sempre scontata. Oggi, nel mondo della voce digitale, non lo è più.

La realtà è che il radiantismo ha accettato un compromesso estremamente ragionevole: rinunciare ad una parte della propria tradizionale apertura tecnologica in cambio di sistemi maturi, efficienti e straordinariamente funzionali.

Si tratta di una scelta perfettamente legittima, che ha permesso la nascita di comunità internazionali, l’utilizzo di apparati relativamente economici e la diffusione della voce digitale su scala mondiale.

Esiste però un’altra strada.

Negli ultimi anni alcuni progetti hanno iniziato a porsi una domanda che sembrava ormai dimenticata: è possibile realizzare un sistema di voce digitale completamente aperto, documentato e liberamente implementabile, senza rinunciare alle funzionalità offerte dalle moderne tecnologie digitali?

La risposta a questa domanda ci porterà all’ultimo argomento della nostra serie di articoli.

Perché il futuro della voce digitale nel radiantismo potrebbe non essere rappresentato soltanto da protocolli sempre più sofisticati o da apparati sempre più potenti. Potrebbe essere rappresentato dal ritorno ad uno dei principi fondamentali che hanno sempre caratterizzato il nostro hobby: la possibilità di comprendere, studiare, modificare e, perché no, costruire ciò che utilizziamo.

Ed è proprio da questa filosofia che nascono Codec2 e M17, probabilmente il più interessante tentativo moderno di riportare la voce digitale nell’alveo della sperimentazione radiantistica aperta.