Come abbiamo visto, la radio è il cuore della stazione, e quindi andrebbe scelta con grande attenzione in relazione alle attività che si intende esplorare e – ovviamente – al budget disponibile.
La scelta è molto ampia, grazie a una grande offerta di prodotti nuovi e a un mercato dell’usato estremamente dinamico.
Questo, però, può creare confusione, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al settore.
Ho quindi pensato di condividere il mio punto di vista su quelli che ritengo gli elementi più importanti da considerare, così da offrire un metro di confronto più oggettivo nella scelta fra modelli diversi.
Ci tengo a sottolineare che tutte le considerazioni sono esclusivamente personali: su questo sito non troverete pubblicità – né diretta, né tantomeno occulta.
In questa panoramica farò riferimento ai soli apparati per onde corte (HF), generalmente la fascia più interessante per chi si avvicina al mondo della radio.
Architettura
L’architettura tradizionale, detta supereterodina, nonostante abbia circa un secolo di vita, rappresenta ancora oggi uno standard di riferimento.
Il segnale a radiofrequenza (RF) viene convertito, attraverso uno o più stadi di miscelazione, a una o più frequenze intermedie (IF) fisse, dove avviene la maggior parte dell’amplificazione e del filtraggio.
Gli apparati SDR (Software Defined Radio) rappresentano invece un cambio di paradigma, spostando gran parte dell’elaborazione dal dominio analogico a quello digitale.
Il segnale RF, dopo un minimo condizionamento analogico, viene digitalizzato e poi elaborato via software.
Il vantaggio evidente dell’architettura SDR è nella flessibilità e aggiornabilità via software, oltre alla possibilità di ricezione su ampie porzioni di spettro simultaneamente.
Le prestazioni finali, tuttavia, dipendono sempre dalle singole implementazioni, poiché entrambe le architetture presentano punti critici specifici.
Sensibilità
Nelle valutazioni privilegio sempre la parte ricevente, perché è quella più importante: il corrispondente devi prima sentirlo per poterlo contattare.
Il parametro principale è la sensibilità, cioè la capacità del ricevitore di “sentire” segnali molto deboli.
Più un ricevitore è sensibile, più riesce a distinguere un segnale utile anche quando questo è vicino al livello del rumore di fondo.
Il concetto chiave è il rapporto segnale/rumore (S/N): in una stanza silenziosa i bisbigli si percepiscono chiaramente, mentre in mezzo al traffico le voci si confondono con i rumori.
La sensibilità è quindi legata alla capacità del ricevitore di mantenere un rapporto S/N sufficiente anche con segnali molto deboli.
Un altro fattore fondamentale è la larghezza di banda: più ampia è, più rumore entra insieme al segnale.
Se la banda è stretta, il rumore diminuisce e la sensibilità migliora – ma se la si restringe troppo, si rischia di tagliare parte del segnale utile.
Nei modi CW si possono usare filtri molto stretti, migliorando la sensibilità; nella modulazione d’ampiezza (AM) la banda richiesta è molto più ampia, raccogliendo quindi più rumore.
In sintesi, la sensibilità di un ricevitore è il risultato dell’equilibrio tra:
- il livello minimo di segnale che riesce a distinguere;
- il rapporto S/N che garantisce una ricezione chiara;
- la larghezza di banda del filtro.
La sensibilità si misura generalmente in µV, oppure in dBm (dB rispetto a 1 mW), e va confrontata sempre a larghezze di banda omogenee.
Selettività
La selettività è la capacità di separare segnali adiacenti, ed è fondamentale in condizioni di banda affollata.
Nelle specifiche viene indicata con due valori, che descrivono a che distanza dalla frequenza sintonizzata si ottiene un’attenuazione a –6 dB (riduzione significativa) e a –60 dB (sostanziale cancellazione).
Più questi valori sono vicini alla larghezza di banda nominale, migliore è la selettività.
Dinamica
Un altro parametro cruciale, specie per chi opera vicino ad altri radioamatori, è la dinamica, cioè la capacità del ricevitore di gestire segnali forti fuori banda senza distorcere quelli deboli.
Gli elementi chiave sono:
- Fattore di bloccaggio (Blocking dynamic range): capacità di ricevere segnali deboli in presenza di forti segnali fuori banda;
- IP3 (Third Order Intercept Point): misura della linearità del ricevitore e della sua resistenza alle distorsioni da intermodulazione.
La dinamica, pur essendo un parametro fondamentale, raramente compare nelle schede tecniche ufficiali.
Esistono però siti che riportano misurazioni strumentali indipendenti, come le eccellenti tabelle di Sherwood Engineering.
Stabilità
La stabilità in frequenza è importante sia in ricezione che in trasmissione.
È un parametro cruciale nei modi digitali, dove la deriva anche di pochi Hz può compromettere la decodifica.
Tutti gli apparati moderni con sintesi digitale di frequenza (DDS o PLL) offrono già ottime prestazioni, ma molti consentono di aggiungere un TCXO (Temperature Compensated Crystal Oscillator) per ulteriore stabilità.
Trasmissione
In trasmissione, oltre alla potenza di uscita – tipicamente 100 W negli apparati HF – è importante valutare:
- la soppressione delle armoniche, cioè i multipli della frequenza trasmessa;
- la purezza spettrale, ovvero l’assenza di segnali spurii o distorsioni da intermodulazione.
Maggiore è l’attenuazione di questi prodotti indesiderati, più “pulito” risulterà il segnale trasmesso.
Altri elementi
Tra gli aspetti secondari ma utili da considerare:
- la possibilità di utilizzare l’apparato come ricevitore a copertura continua, utile per esplorare lo spettro dalle onde lunghe fino ai 30 MHz;
- la complessità dei menu: gli apparati moderni integrano molte funzioni avanzate (DSP, memorie, equalizzatori, funzioni digitali), ma spesso richiedono di navigare in menu multilivello.
Le radio più datate, invece, offrono un controllo più diretto e intuitivo, con comandi fisici dedicati.
In conclusione
Analizzando i numeri, risulta evidente che non esiste un’architettura universalmente superiore.
Gli apparati tradizionali eccellono per robustezza e dinamica, mentre gli SDR offrono flessibilità, analisi in tempo reale e aggiornabilità.
Se si confrontano apparati di epoche e tecnologie differenti ma appartenenti allo stesso segmento, si scopre che le prestazioni principali sono spesso comparabili.
Una comprensione approfondita delle specifiche tecniche consente di valutare con maggiore oggettività le prestazioni e scegliere l’apparato più adatto alle proprie esigenze operative.
Resta comunque vero che l’esperienza operativa e la qualità dell’antenna rimangono i fattori più critici per il successo nelle comunicazioni.
