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Perché esiste l’esigenza di dividere lo spettro

Lo spettro radio è una risorsa finita e regolamentata. Ogni banda ha una larghezza limitata, e ogni trasmissione occupa una porzione di essa. Il problema nasce quando più segnali devono coesistere nello stesso spazio radio nello stesso momento: se trasmettono tutti sulla stessa frequenza, si sovrappongono generando interferenza reciproca, rendendo difficile o impossibile la ricezione.

La soluzione più intuitiva è anche la più antica: assegnare a ciascun segnale una porzione distinta dello spettro, separata dalle altre abbastanza da limitare l’interferenza. In pratica, oltre alla distanza in frequenza, si tiene conto della non idealità dei filtri reali introducendo delle bande di guardia tra un segnale e l’altro – porzioni di spettro lasciate deliberatamente libere per assorbire le code dello spettro di ciascun canale.

Questo principio prende il nome di multiplexing a divisione di frequenza, o FDM (Frequency Division Multiplexing): più segnali trasmessi contemporaneamente, ciascuno nel proprio sottocanale, all’interno della stessa banda.

FDM: la struttura di base

Immagina la banda disponibile come un marciapiede largo. FDM consiste nel tracciare corsie parallele, ciascuna riservata a un flusso distinto. Ogni corsia è un sottocanale con la propria frequenza centrale e la propria larghezza di banda; ciò che garantisce la convivenza è la separazione tra le corsie e la qualità dei filtri che ne delimitano i bordi.

Un sottocanale può essere largo pochi hertz o decine di kilohertz, e può trasportare voce analogica, voce digitale, dati a bassa o alta velocità, segnali di controllo o telemetria. La caratteristica fondamentale è che tutti i sottocanali sono attivi contemporaneamente: non si alternano nel tempo e non condividono codici. È separazione pura nello spazio delle frequenze.

FDM si applica ogni volta che si vogliono trasportare flussi diversi – anche appartenenti allo stesso sistema o alla stessa emissione – su porzioni di banda distinte. Non implica necessariamente la presenza di utenti multipli.

Da FDM a FDMA

Quando i sottocanali FDM vengono assegnati non a flussi interni di uno stesso sistema, ma a utenti indipendenti, il principio prende il nome di FDMA (Frequency Division Multiple Access). La distinzione non è tecnica ma funzionale: la struttura dello spettro è identica, cambia chi occupa ciascun sottocanale.

In un sistema FDMA ciascun utente dispone di una porzione di banda riservata, indipendente dalle altre. Non c’è coordinazione temporale né condivisione di codici: ogni utente trasmette quando vuole, nella propria corsia. Questo rende l’FDMA semplice da implementare e adatto a scenari dove la latenza deve essere minima e il numero di utenti è relativamente contenuto e prevedibile.

Il limite principale è l’efficienza: un sottocanale assegnato ma inutilizzato rimane comunque occupato – a differenza dei sistemi TDMA o CDMA, dove la banda libera può essere redistribuita dinamicamente.

L’FM stereo: FDM applicato a un’unica emissione

Il sistema FM broadcast stereo è un esempio reale e quotidiano di FDM applicato non a utenti diversi, ma alle componenti di uno stesso segnale – un caso in cui la divisione in frequenza serve a trasportare più tipi di informazione dentro una singola emissione.
Il segnale monofonico (L+R) è nella parte bassa del segmento. I ricevitori abitiliati alla ricezione stereo rilevano il tono pilota a 19kHz,  e lo usano come riferimento per gestire le sottoporanti aggiuntive. Da 23 a 53 kHz è presente la componente audio L−R (modulazione DSB-SC centrata a 38 kHz, due volte il tono pilota), che sommata al mono è usata per estrarre i due canali L e R. A 57 kHz (19kHz x 3) c’è la sottoportante digitale RDS. Ci sono poi i canali SCA opzionali (in genere 67, 76 e 92kHz), che disponibili per ulteriori servizi.

È un mosaico di sottobande indipendenti, ognuna con un ruolo preciso. Il ricevitore FM filtra queste componenti e ricostruisce i segnali originali. Nessuna di queste informazioni viene trasmessa in sequenza o con codici diversi: convivono simultaneamente nello stesso spettro, ciascuna nella propria porzione.

Per un radioamatore questo è un esempio prezioso: mostra come sia possibile trasportare più informazioni diverse all’interno di una singola emissione con una struttura chiaramente osservabile su un analizzatore di spettro o un waterfall, senza ricorrere a tecniche digitali complesse.

FDMA nella pratica radioamatoriale

L’FDMA – e più in generale il principio FDM – è alla base di molte tecniche che i radioamatori usano ogni giorno, spesso senza nominarle esplicitamente.

Il canale SSB come banda condivisa

Un aspetto spesso sottovalutato è che un singolo canale SSB – tipicamente 2,4–3 kHz di banda passante – può ospitare molti segnali digitali contemporaneamente, ciascuno nel proprio sottocanale. Non è un caso: è esattamente l’applicazione del principio FDM all’interno di una banda già assegnata.

Il PSK31, con una larghezza di banda di poche decine di hertz, è progettato proprio per questo: decine di stazioni possono trasmettere nello stesso momento nella stessa banda SSB, ognuna su una frequenza audio leggermente diversa, visibili sul waterfall come tante strisce parallele. L’operatore sceglie una frequenza libera e il suo segnale convive con gli altri grazie alla separazione in frequenza e alla selettività dei filtri di ricezione. È FDMA spontaneo: nessun sistema centrale assegna i sottocanali, ma la struttura risultante è esattamente quella di un sistema a divisione di frequenza.

FT8 adotta un approccio simile ma più strutturato: ogni segnale occupa circa 50 Hz di banda, con toni interni spaziati di circa 6,25 Hz, e le stazioni si distribuiscono lungo la porzione disponibile evitando la sovrapposizione. Il waterfall mostra chiaramente questa struttura a pettine, con segnali affiancati e distinti. La differenza rispetto al PSK31 è che la struttura in frequenza di FT8 è definita dal protocollo, non lasciata alla scelta del singolo operatore.

Sistemi digitali voce

Nei sistemi come C4FM System Fusion, la divisione in frequenza viene applicata in modo esplicito a livello di progetto: un canale RF viene suddiviso in sottocanali destinati a contenuti diversi – voce, dati, identificazione digitale – ciascuno nella propria porzione di banda. È FDM che diventa FDMA nel momento in cui i sottocanali vengono assegnati a flussi o utenti indipendenti.

Link sperimentali e SDR

Chi lavora con SDR e DSP può costruire sistemi multi-sottocanale direttamente in software: un sottocanale per la voce, uno per la telemetria del nodo, uno per un beacon digitale, uno per il controllo remoto. È uno degli ambiti sperimentali più efficaci per capire a fondo il funzionamento reale dei sistemi di radiocomunicazione moderni – e per vedere dal vivo come la scelta delle larghezze di banda, delle bande di guardia e dei filtri influenzi la convivenza dei segnali.

Analisi spettrale con SDR

Guardando qualunque sistema basato su divisione in frequenza su un waterfall, la struttura è immediatamente visibile: ogni sottocanale appare come una striscia distinta, la spaziatura riflette la pianificazione dello spettro, e la forma dei segnali rivela la qualità dei filtri utilizzati. È uno degli esercizi più efficaci per sviluppare un’intuizione concreta sul comportamento dello spettro radio.

In sintesi

La divisione in frequenza nasce da un’esigenza concreta: far coesistere più segnali nella stessa banda senza che si disturbino, assegnando a ciascuno una porzione distinta dello spettro.

Il principio generale si chiama FDM e si applica ogni volta che più flussi – anche all’interno della stessa emissione – vengono separati in frequenza. Quando quei flussi appartengono a utenti indipendenti, il sistema si chiama FDMA.

Per i radioamatori questo principio è presente a tutti i livelli: nella convivenza di molte stazioni digitali dentro un singolo canale SSB, nei sistemi digitali voce come C4FM, nelle sperimentazioni con SDR e DSP, fino agli esempi broadcast quotidiani come l’FM stereo. Riconoscerlo significa capire meglio come funziona lo spettro radio – e come usarlo in modo più consapevole ed efficiente.